Nicotera. Un
brogliaccio scomodo. Durante l’ultimo consiglio comunale tutto, o quasi,
centrato su questioni di bilancio, il sindaco ha garbatamente ma duramente
redarguito il segretario comunale Vincenzo Calzone per aver consegnato alle
forze dell’ordine il “brogliaccio”, in sostanza il verbale, della penultima
assise comunale del 7 dicembre. Quest’ultima aveva avuto ad oggetto i recenti
fatti di cronaca criminale avvenuti a Nicotera, ed i particolare la rapina subita dai fratelli
Battaglia e gli atti di vandalismo contro l’ITIS. Il sindaco, nel consiglio
tecnico del 20 dicembre, ha dichiarato che non aveva potuto esimersi in quella
sede, in qualità di amministratore, «dal raccogliere il grido di dolore della
città», che si leverebbe alto in ragione dell’impunità di tali atti, con
riferimento a diversi altri eventi. In quel famoso consiglio, come da atti
sull’albo pretorio, si parlò si «assuefazione» a simili eventi da parte della
città, asseritamente in «disarmo». E’ stata, altresì, denunciata la «naturalezza, semplicità» di tali
atti criminosi, adoperando a corredo della riflessione una citazione tratta
dalle Storie dello storico romano Tito Livio: «mentre a Roma si discute Sagunto
viene espugnata». Questi solo alcuni dei punti caldi della denuncia
dell’amministrazione. Comunque sia, nel consiglio di sabato venti, il sindaco
ha, stranamente, da un lato rimarcato come «non si sia rivolto ad un soggetto
istituzionale ben definito», nell’operare quelle dure critiche citate, ma nel
contempo ha citato copiosa giurisprudenza definita «consolidata», la quale
destituirebbe di ogni valore giuridico, soprattutto in sede penale, il
brogliaccio. Brogliaccio, che alla luce di altrettante sentenze, il segretario a
detta del primo cittadino non avrebbe
dovuto consegnare alle forze dell’ordine, in ragione del fatto che «solo un
ordine della magistratura» avrebbe potuto imporlo. Pertanto, quanto richiesto
dalle forze dell’ordine non sarebbe stato legittimo, ma non è tanto questo che
importa. Ciò che è da annotare è, per l’appunto, il bisogno di spiegare che nel
consiglio del 7 dicembre non ci sarebbe stato riferimento alcuno a «soggetti
istituzionali definiti», tradotto i carabinieri, e nel contempo addurre
sentenze a sostegno del fatto che il brogliaccio del consiglio non avrebbe
forza incriminante. I maligni potrebbero pensare a “politichese” puro, famoso
idioma italico. L’ultima questione da sottolineare è l’assenza, che non può
passare sottotraccia, dell’assessore al bilancio Pino Marasco. Assenza che
sembrerebbe, almeno nell’imminenza del consiglio, non giustificata. Atteso che
l’oggetto del medesimo, convocato in seduta straordinaria e non aperta al
pubblico, era appunto il bilancio, qualche chiarimento sul punto sarebbe
opportuno, qualora ovviamente il primo cittadino dovesse superare il periodo di
“sospensione”. Ciò sulla scorta del fatto che l’approvazione del bilancio è
forse l’atto politicamente più impegnativo di un consiglio, in termini di
fiducia e responsabilità.
Francesco Tripaldi

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